“Il centro del mondo” di Cristina Nenna

 

Secondo me tutti, almeno una volta , ci siamo sentiti stanchi di parlare, ma le parole sono il nostro potere, le nostre scarpe.

 

Il centro del mondo di Cristina Nenna, (Verba Volant edizioni 2019, illustrazioni di Laura Addari) appartiene alla Collana “SegnaStoria”, è una storia di libertà.

Pensata per un pubblico di piccoli, sono certa che la lettura sia in grado di suscitare emozioni anche  a chi, da anni ha superato l’adolescenza. Una storia di bullismo, soprusi e dolore, quelli che Sara è costretta a subire a causa di un piccolo dettaglio che ha sul collo e che la fa diventare lo zimbello della scuola. Sarà la sorella Livia con le parole dell’eretico Giordano Bruno, a rompere quel muro di silenzio che Sara costruisce intorno a sé. Una storia dolce e pregiata che racconta il legame profondissimo tra due sorelle, capace di rimanere saldo e superare dolori anche quando nessuno riesce a capire: gli amici, una madre, un padre; l’amore per la filosofia e la cultura che silenziosa, salva sempre.

 

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Sara ha dieci anni e vive a Roma con la sua famiglia: la mamma e la sorella Livia, iscritta al secondo anno della facoltà di Filosofia; Michela e Matilde, le sue migliori amiche, insieme alle quali condivide il gioco, la scuola e i tramezzini. Dopo il divorzio, il padre si è trasferito in Australia per lavoro e da allora non si sono visti tanto spesso. Sara è una ragazzina piena di gioia, vivace, curiosa e sensibile alla quale capita spesso di vivere uno stato di tristezza :  <<la tristezza mi viene all’improvviso, un po’ ovunque>>.

Dalla sorella aveva appreso che la filosofia è l’amore per il sapere, capace anche di risolvere i piccoli, grandi problemi della vita. Entrambe sono legate da un affetto particolare, condividono  la stessa stanza e amano farsi confidenze. Ciò che tormenta la piccola Sara è quella voglia “proprio in mezzo al collo, grande come un uovo, con sopra un ciuffo di peli”, che ha cercato di nascondere con sciarpe e fazzoletti.
Quando un compagno di scuola Emanuele, si accorge di quel particolare, la situazione peggiora. Inizia a rivolgersi a lei con appellativi offensivi. La chiama Sara Epilady, “come il rasoio elettrico che usa la mamma per le gambe”.
Quelle offese si diffondono presto tra i compagni e cominciano  a perseguitarla. Sara resta in silenzio, non reagisce, si chiude nel suo mondo come un riccio. Non riesce a trovare le parole giuste per rispondere alle offese del compagno. Precipita in “un buco nero” e smette di parlare.

E non ho davvero nient’altro da dire.

 Nessuno riesce da quel momento a penetrare in quel silenzio. La sorella Livia, a quel punto, decide di reagire, ricorrendo all’unica medicina che secondo lei potrà farla stare bene: la filosofia.

Penso ai libri, all’ossigeno che mi hanno dato come grandi alberi

Le parole dell’eretico Giordano Bruno diventano importanti, prendono forma e agiscono come rimedio a quel turbamento. Una cura efficace contro le ingiustizie, capaci di sciogliere l’apatia.  Chi, se non Giordano Bruno che per difendere le proprie idee, per custodire ciò in cui credeva, ha dovuto lottare fino al tragico epilogo del 17 febbraio 1600, in Piazza Campo de’ Fiori a Roma dove oggi si erge la sua statua?

In un lampo mi ricordo l’insegnamento di Giordano Bruno: ogni pensiero, ogni essere umano può essere il centro del mondo.

Un libro per piccoli ci ricorda che la cultura salva sempre. Le offese non ci rendono migliori. Le offese corrodono per primi chi le arreca. Per concludere riprendo il motto di Ambulanza letteraria che mi sembra assai pertinente con la storia di Sara :<<Un libro se letto nel momento giusto, può salvare la vita>>.

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. conocinquemaniblog ha detto:

    Adoro!

    Cono Cinquemani +39 346 5913993 Ambulanza Letteraria

    >

    "Mi piace"

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