“Chiedi alla polvere” di John Fante

“Chiedi alla polvere” di John Fante

Non è colpa tua, ecco cosa pensi; tu sei nato povero, figlio di contadini miserabili, la tua città natale ti ha respinto perché eri povero, speri di scrivere un libro che ti faccia diventare ricco, così quelli che ti odiavano, laggiù nel Colorado, ti ameranno. Sei un vigliacco, Bandini, tradisci la tua anima e menti davanti a Cristo sofferente. Ecco perché scrivi, ecco perché sarebbe meglio che fossi morto.”

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Il protagonista del libro di John Fante, Chiedi alla polvere,  si chiama Arturo Bandini, e soffre di una nevrosi che lo spinge ad avere una sorta di sdoppiamento della personalità: oscilla tra momenti di esaltazione e periodi di autocommiserazione (ben più numerosi rispetto ai primi), tra orgoglio e vittimismo.

Aspira a diventare uno scrittore, ma non riesce a scrivere una sola riga dopo il breve racconto pubblicato, tempo prima su una rivista; si professa laico, ma è paralizzato dai sensi di colpa derivanti da una educazione rigidamente religiosa; è un idealista fiero della propria integrità morale, ma non sa resistere alle tentazioni.

Dice che vorrebbe provare tutte le esperienze della vita, ma per lo più si limita a vagabondare oziosamente per le strade di Los Angeles; ha grandi traguardi nella testa, ma è velleitario e inconcludente, quando ha un po’ di soldi li sperpera senza criterio, e quando non li ha passa il tempo con le mani in mano, soffrendo pateticamente la fame e la povertà.

Lo sguardo ingenuo di Arturo Bandini (che narra di sé, in prima persona) genera momenti di alta comicità, che sfociano addirittura nel grottesco. Come accade nell’episodio del terremoto, quando il giovane Bandini si convince che il cataclisma non è altro che l’inesorabile castigo che Dio ha mandato per punirlo della sua trasgressione al sesto comandamento.

La storia d’amore con Camilla, nel romanzo diventa uno spartiacque interessante che lo distoglie dalla monotonia oscillante. Camilla è una ragazza messicana, e fin dal primo incontro capisce di provare qualcosa di veramente  travolgente per lei. Il loro rapporto prosegue per anni tra litigi e rappacificazioni.

Muta la figura di Camilla, Fante ne sottolinea  infatti la tristissima decadenza di questa avvenente “principessa maya” che un tempo correva nuda sulla spiaggia californiana, che danzava tra i tavoli del bar dove lavorava, si trasforma in una figura spettrale, drogata e senza più voglia di vivere. Il romanzo, quindi, da comico diventa immediatamente tragico.

John Fante: l’uomo dal carattere difficile, lo scrittore irrequieto

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