“I nomi epiceni” di Amélie Nothomb

«Non gli passa. È difficile che la collera passi. Esiste il verbo incollerirsi, far montare dentro di se la collera, ma non il suo contrario. Perché? Perché la collera è preziosa, protegge dalla disperazione. »

Cosa si è disposti a fare per ottenere le attenzioni di qualcuno? La vendetta per un tradimento subìto, può essere il motore che governa le azioni di una vita intera? Cosa motiva un uomo a vivere la propria esistenza con il solo scopo,  ossessivo e straziante, della speranza remota di riavere, forse, ciò che si è perso anni prima?

Può, una vendetta, essere così macchinosamente cerebrale? 

C’è qualcosa di psicologicamente affilato nella letteratura di Amelie Nothomb, qualcosa che, nonostante la scrittura asciutta e snella, priva di orpelli e laboriose costruzioni, si acumina in quella scelta di termini, e colpisce.

La scrittrice belga nel suo ultimo romanzo “I Nomi Epiceni” (Edito Voland, traduzione di Isabella Mattazzi) indaga gli angoli bui dell’animo umano, i pensieri apicali, gli abissi dell’introspezione,  i lampi che attraversano impulsivamente la mente di un uomo e si trasformano in ragione di vita.

Amelie Nothomb è sbalorditiva nel riuscire a cogliere, come un bouquet, quei pensieri rapidi come saette che,  in un solo istante, come scintille di follia, plasmano la psiche dell’uomo, fino a consumarla. Osare nella scrittura, spingere i propri personaggi al limite della ragione, sembrano essere gli assiomi della sua letteratura.

La Nothomb è maestra di trame estreme.

52967920_797785893915623_3060594137511231488_n

Dominique ha venticinque anni quando una mattina, mentre è seduta in una caffetteria, un uomo distinto, Claude, la guarda con particolare attenzione e spavaldamente, senza batter ciglio, le confessa di essersi innamorato di lei. Dominique è una ragazza timida, inesperiente che vive ancora con i genitori e ha un modesto lavoro di segretaria. E’ spaventata dalle parole dello sconosciuto, risponde alle sue domande tentennante, solo per non essere scortese anche se, in qualche modo, la spavalderia dell’uomo la colpisce fatalmente.  Claude non si arrende ai suoi  iniziali rifiuti perché è certo di aver innescato nell’ingenuità della giovane donna il seme della titubanza. I genitori di Dominique, dopo averlo conosciuto, sono entusiasti del giovane uomo e incoraggiano la figlia a mettersi con lui. Dopo alcuni rifiuti, Dominique cede all’amore, conquistata con una coppa di champagne e uno Chanel n°5. Dopo il matrimonio e  la nascita della figlia Epicene, Dominique, Claude vanno a vivere a Parigi.

Epicene è una ragazzina, allegra, diligente, studiosa, la migliore della sua classe: la figlia che tutti vorrebbero. Tutti tranne il padre che dopo averla tanto desiderata, smette di considerarla. Il suo atteggiamento in casa cambia drasticamente proprio dalla nascita della loro primogenita. Claude e’ diventato un uomo misterioso, scontroso che non sorride mai e non degna di parole carine neppure la moglie. Nei confronti di Epicene è assente, la evita, la disdegna e la piccola in un primo momento soffre la mancanza di affetto da parte del padre nei suoi confronti. All’età di cinque anni, però, si accorge precocemente che il padre non la ama e che lei non ama il padre, anzi lo odia. All’età di undici anni, invece, è sicura di essere morta.

<< All’eta di cinque anni, Epicene seppe di non volere bene a suo padre. Non fu una rivelazione, ma la prima formulazione di una verità che era germinata in lei uno o due anni prima.>>

Perché tanta indifferenza e freddezza nei confronti della sua unica figlia? Perché Claude ha cambiato improvvisamente atteggiamento?

Risultati immagini per nothomb

Amélie Nothomb

Quando mi imbatto in un romanzo di Amelie Nothomb, so già che qualcosa di non previsto, una piega, un risvolto psicologico, un’azione che da lettrice non posso prevedere, accadrà. E puntualmente accade.

Capita che con Amélie Nothomb io scopra qualcosa in più dell’animo umano, un risvolto della medaglia che non appartiene al mio raggio di pensiero. Mi sono chiesta se non fosse proprio l’amore il fulcro dei suoi romanzi, quel sentimento di fuoco capace di permutare coloro che lo possiedono fino ad assumere forme spirituali e candide oppure collaterali e  ossessive.

Dominique incarna un tipo di amore puro, sembra quasi una Ofelia shakespeariana (senza cadere nella follia), vittima senza colpa dei giochi di potere di Claude che nei suoi confronti si dimostra meschino e crudele. Epicene è la più matura tra i personaggi, e nonostante sia la più piccola, come spesso capita nei romanzi della Nothomb, i bambini risultano sempre , estremamente,  maturi e brillanti.

Ne I Nomi Epiceni – il cui titolo è fuorviante rispetto al tema principale dell’opera – gioca un ruolo predominante l’azione, più che i personaggi: non si capisce, infatti, chi sia il vero protagonista del romanzo, piuttosto è interessante il piano che attuano tutti per proteggere e proteggersi. La collera, degli uni contro gli altri, ossessionati tutti dal verbo to crave ….   li rende capaci di mutare continuamente.

studio-per-ofelia-1.jpg
Ofelia di Silvia Camporesi

Ed è proprio a proposito della loro capacità di mutare atteggiamento continuamente  che ho ripensato al perché la nostra scrittrice avesse scelto quel titolo. I nomi epiceni sono così chiamati  perché possono essere sia maschili che femminili,  i coniugi Claude e Dominique hanno infatti nomi Epiceni (lo stesso vale per la figlia) e, come viene spiegato anche nel romanzo, l’idea dei coniugi di chiamare Epicene la figlia nasce da Epicoene, or The Silent Woman, una  commedia in 5 atti di Ben Jonson , scritta e rappresentata nel 1609 e pubblicata nel 1616, imperniata sulla beffa di cui si rende vittima un ricco scapolo, burlato da Epicene, finta donna, e da un intraprendente nipote.

51270100_2667078446650646_1727339196802138112_n.jpg

Proprio dalla lettura della trama della commedia di Jonson ho ripensato alla trama del libro di Amelie Nothomb, cambiando il sesso a tutti i personaggi. Avrei avuto la stessa sensazione se fosse stato il contrario? Se tutte le azioni del padre fossero state commesse dalla madre, e viceversa?…

Amelie mi ha turbata. E vi assicuro che feroce com’è, turberà anche voi.

p.S: la redazione del libro è stata curata da Daniela Di Sora e da Angelo Di Liberto.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...